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T. 2 (1771)
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32 LA GERUSALEMMEII.Curate alfin le piaghe, e già finitaDell'opere notturne era qualch una:E rallentando l'altre, al sonno invitaL ombra omai fatta più tacita e bruna.Pur non accheta la Guerriera arditaL'alma d'onor famelica e digiuna,E sollecita l'opre, ove altri cessa.Va seco Argante; e dice ella a se stessa:III.Ben oggi il Re de' Turchi, e 'I buon ArganteFer maraviglie inusitate e strane:Chè soli uscir fra tante schiere e tante,E vi spezzar le machine Cristiane.Io (questo è il sommo pregio onde mi vante)D'alto, rinchiusa, oprai l'armi lontane,Sagittaria (nol nego) assai felice.Dunque sol tanto a donna, e più non lice?IV.Quanto me' fora in monte, od in forestaAlle fere avventar dardi e quadrella;Ch ove il maschio valor si manifestaMostrarmi qui tra cavalier donzella.Chè non riprendo la femminea vesta,S'io ne son degna, e non mi chiudo in cella?Così parla tra se; pensa, e risolveAlfin gran cose, ed al guerrier si volve.

V.