4LE.rexo l’onchter
CANTO UNDECIMO.LXV.La gente che pur dianzi ardì salireAl pregio eccelso di moral corona,Non ch or d'entrar nella Cittade aspiré,Ma sembra alle difese anco mal buona:E cede al novo assalto, e in preda all'ireDe due guerrier le machine abbandona:Ch ad altra guerra omai saran mal' atte;Tanto è 'l furor che le percuote e batte!LXVI.L'uno e l'altro Pagan, come il trasportaL'impeto suo, già più e più trascorre.Già'l foco chiede ai cittadini, e portaDue pini fiammeggianti inver la torre.Cotali uſcir dalla tartarea portaSogliono, e sottosopra il mondo porre,Le ministre di Pluto empie sorelle,Lor ceraste scuotendo e lor facelle.LXVII.Ma l'invitto Tancredi, il quale altroveConfortava all'assalto i suoi Latini,Tosto che vide le incredibil prove,E la gemina fiamma, e i due gran pini:Tronca in mezzo le voci, e presto moveA frenar il furor de' Saracini.E tal del suo valor dà segno orrendo,Che chi vinse e fugò, fugge or perdendo.B iv
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