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T. 2 (1771)
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22 LA GERUSALEMMELXII.Così ragiona, e in guisa tal s'accendeNelle sue furie il Cavaliero audace:Che quell'ampia Città ch'egli difende,Non gli par campo del suo ardir capace:E si lancia a gran salti ove si fendeIl muro, e la fessura adito face,Ed ingombra l'uscita: e grida intantoA Soliman che si vedea da canto:LXIII.Solimano, ecco il loco, ed ecco l'oraChe del nostro valor giudice fia.Chè cessi? o di chè temi? or costà fuoraCerchi il pregio sovran chi più 'l desia.Così gli disse; e l'uno e l'altro alloraPrecipitosamente a prova uscia:L'un da furor, l'altro da onor rapito,E stimolato dal feroce invito.LXIV.Giunsero inaspettati ed improvisiSovra i nemici, e in paragon mostrarsi:E da lor tanti fur uomini uccisi,E scudi ed elmi dissipati e sparsi,E scale tronche, ed arieti incisi;Che di lor parve quasi un monte farsi:E mescolati alle ruine alzaro,In vece del caduto, altro riparo.