CANTO UNDECIMO.LIX.E quel ch'ai Franchi più spavento porge,E'l toglie ai difensor della Cittade,E, che'l possente Guelfo (e se n' accorgeQuesto popolo e quel) percosso cade.Tra mille il trova sua fortuna, e scorgeD'un sasso il corso per lontane strade.E da sembiante colpo, al tempo stesso,Colto è Raimondo, onde giù cade anch' esso.LX.Ed aspramente allora anco fu punto-Nella proda del fosso Eustazio ardito.Nè in questo ai Franchi fortunoso puntoContra lor da' nemici è colpo uscito(Chè n uscir molti) onde non sia disgiuntoCorpo dall' alma, o non sia almen ferito.E in tal prosperità via più feroceDivenendo il Circasso, alza la voce:LXI.Non è questa Antiochia, e non è questaLa notte amica alle Cristiane frodi.Vedete il chiaro Sol, la gente desta,Altra forma di guerra ed altri modi.Dunque favilla in voi nulla più restaDell' amor della preda, e delle lodi?Chè sì tosto cessate, e sete stanchePer breve assalto, o Franchi no, ma Franche?B iij
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