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T. 1 (1771)
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214 LA GERUSALEMMEXLIV.Onde al ponte rifugge, e sol nel corsoDella salute sua pone ogni speme.Ma il seguita Tancredi, e già sul dorsoLa man gli stende, e'l piè col piè gli preme;Quando ecco (al fuggitivo alto soccorsoSparir le faci, ed ogni stella insieme:Nè rimaner all'orba notte alcuna,Sotto povero ciel, luce di Luna.XLV.Fra l'ombre della notte e degl'incantiIl vincitor nol segue più, nel vede:Nè può cosa vedersi a lato, o innanti,E muove dubbio e mal sicuro il piede.Sul limitar d'un uscio i passi errantiA caso mette, nè d'entrar s'avvede;Ma sente poi che suona a lui diretroLa porta, e n loco il serra oscuro e tetro.XLVI.Come il pesce colà dove impaludaNe' seni di Comacchio il nostro mare,Fugge dall'onda impetuosa e cruda,Cercando in placide acque ove ripare:E vien che da se stesso ei si rinchiudaIn palustre prigion, nè può tornare;Chè quel serraglio è con mirabil usoSempre all'entrar aperto, all'uscir chiuso.