CANTOSETTIMO.XLI.Disponsi alfin con disperata guerraFar prova omai dell' ultima fortuna.Gitta lo scudo, ed a due mani afferraLa spada ch'è di sangue ancor digiuna:E col nemico suo si stringe e serra,E cala un colpo, e non v'è piastra alcunaChe gli resista sì, che grave angosciaNon dia piagando alla sinistra coscia.XLII.E poi su l'ampia fronte il ripercuote,Sicchè 'l picchio rimbomba in suon di squilla:L'elmo non fende già, ma lui ben scuote,Talch'egli si rannicchia, e ne vacilla.Infiamma d'ira il Principe le gote,E negli occhj di foco arde e sfavilla:E fuor della visiera escono ardentiGli sguardi, e insieme lo stridor de' denti.XLIII.Il perfido Pagan già non sostieneLa vista pur di sì feroce aspetto.Sente fischiare il ferro, e tra le veneGià gli sembra d'averlo, e in mezzo al petto.Fugge dal colpo, e 'l colpo a cader vieneDove un pilastro è contra il ponte eretto:Ne van le schegge e le scintille al cielo,E passa al cor del traditore un gelo.O ii
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