204 LA GERUSALEMMEXIV.Mentre ei così ragiona, Erminia pendeDalla soave bocca intenta e cheta:E quel saggio parlar, ch'al cor le scende,De sensi in parte le procelle acqueta.Dopo molto pensar, consiglio prendeIn quella solitudine secretaInsino a tanto almen farne soggiorno,Ch'agevoli fortuna il suo ritorno.XV.Onde al buon vecchio dice: o fortunato,Ch'un tempo conoscesti il male a prova,Se non t' invidj il Ciel sì dolce stato,Delle miserie mie pietà ti mova:E me teco raccogli in questo gratoAlbergo; ch'abitar teco mi giova.Forse fia che 'l mio cor, infra quest' ombre,Del suo peso mortal parte disgombre.XVI.Chè se di gemme e d'or, che 'l volgo adoraSiccome idoli suoi, tu fossi vago;Potresti ben, tante n ho meco ancora,Renderne il tuo desio contento e pago.Quinci versando da' begli occhj fuoraUmor di doglia cristallino e vago.Parte narrò di sue fortune: e intantoIl pietoso pastor pianse al suo pianto.
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