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T. 1 (1771)
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203
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CANTO SETTIMO.XI.Chè poco è il desiderio, e poco è il nostroBisogno, onde la vita si conservi.Son figlj miei questi ch'addíto e mostroCustodi della mandra, e non ho servi.Così men vivo in solitario chiostro,Saltar veggendo 1 capri snelli e i cervi,Ed i pesci guizzar di questo fiume,E spiegar gli augelletti al ciel le piume.XII.Tempo già fu, quando più l'uom vaneggiaNell'età prima, ch'ebbi altro desio,E disdegnai di pasturar la greggia,E fuggii dal paese a me natio:E vissi in Menfi un tempo, e nella reggiaFra i ministri del Re fui posto anch'io:E benchè fossi guardian degli orti,Vidi, e conobbi pur le inique corti.XIII.E lusingato da speranza ardita,Soffrii lunga stagion ciò che più spiace.Ma poi ch'insieme con l'età fioritaMancò la speme, e la baldanza audace;Piansi i riposi di quest' umil vita,E sospirai la mia perduta pace:E dissi: o corte, addio. Così agli amiciBoschi tornando, ho tratto 1 dì felici.