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T. 1 (1771)
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205
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CANTO SETTIMO.XVII.Poi dolce la consola, e sì l'accoglie,Come tutt arda di paterno zelo;E la conduce ov è l'antica moglieChe di conforme cor gli ha data il Cielo.La fanciulla regal di rozze spoglieS'ammanta, e cinge al crin ruvido velo;Ma nel moto degli occhj e delle membraNon già di boschi abitatrice sembra.XVIII.Non copre abito vil la nobil luceE quanto è in lei d'altero e di gentile:E fuor la regia maestà tralucePer gli atti ancor dell'esercizio umíle.Guida la greggia ai paschi, e la riduceCon la povera verga al chiuso ovile;E dall'irsute mamme il latte preme,E in giro accolto poi lo stringe insieme.XIX.Sovente, allor che su gli estivi ardoriGiacean le pecorelle all'ombra assise,Nella scorza de' faggj e degli alloriSegnò l'amato nome in mille guise:E de' suoi strani ed infelici amoriGli aspri successi in mille piante incise:E in rileggendo poi le proprie noteRigò di belle lagrime le gote.

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