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T. 1 (1771)
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202 LA GERUSALEMMEVIII.Soggiunse poscia: o padre, or che d'intornoD'alto incendio di guerra arde il paese,Come qui state in placido soggiornoSenza temer le militari offese?Figlio, ei rispose, d'ogni oltraggio e scornoLa mia famiglia e la mia greggia illeseSempre qui fur; nè strepito di MarteAncor turbò questa remota parte.IX.O sia grazia del Ciel che l'umiltadeD'innocente pastor salvi, e sublime;O che, siccome il folgore non cadeIn basso pian ma sulle eccelse cime;Così il furor di peregrine spadeSol de gran Re le altere teste opprime;Nè gli avidi soldati a preda allettaLa nostra povertà vile e negletta.X.Altrui vile e negletta, a me sì cara,Chè non bramo tesor nè regal verga;Nè cura o voglia ambiziosa o avaraMai nel tranquillo del mio petto alberga.Spengo la sete mia nell'acqua chiara,Che non tem' io che di venen s'asperga:E questa greggia e l'orticel dispensaCibi non compri alla mia parca mensa.