140 LA GERUSALEMMEXXXVIII.Ma libero fu dato, e venerando:Nè vuo ch'alcun d'autorità lo scemi.E so ben io come si deggia, e quandoOra diverse impor le pene e i premj,Ora, tenor d'egualità serbando,Non separar dagl' infimi i supremi.Così dicea, nè rispondea colui,Vinto da riverenza, ai detti sui.XXXIX.Raimondo, imitator della severaRigida antichità, lodava i detti.Con quest' arti, dicea, chi bene imperaSi rende venerabile ai soggetti;Chè già non è la disciplina intera,Ov uom perdono, e non castigo aspetti.Cade ogni regno, e ruinosa è senzaLa base del timor ogni clemenza.XL.Tal ei parlava: e le parole accolseTancredi, e più fra lor non si ritenne;Ma ver Rinaldo immantinente volseUn suo destrier, che parve aver le penne.Rinaldo, poi ch'al fier nemico tolseL'orgoglio e l'alma, al padiglion sen venne.Quì Tancredi trovollo, e delle coseDette e risposte appien la somma espose.
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