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T. 1 (1771)
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Prence

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CANTO QUINTO.XXXV.Onde, per tal cagion, discordie e risseGermoglieran fra quella parte e questa:Rammentò i merti dell'estinto, e disseTutto ciò, ch'o pietate, o sdegno desta.Ma s'oppose Tancredi, e contradisse,E la causa del reo dipinse onesta.Goffredo ascolta, e in rigida sembianzaPorge più di timor, che di speranza.XXXVI.Soggiunse allor Tancredi: or ti sovvegna,Saggio Signor, chi sia Rinaldo, e quale:Qual per se stesso onor gli si convegna,E per la stirpe sua chiara e regale,E per Guelfo suo zio: non dee chi regna,Nel castigo, con tutti esser eguale.Vario è l'istesso error ne' gradi varj:E sol l'egualità giusta è co pari.XXXVII.Risponde il Capitan: da i più sublimiAd ubbidire imparino i più bassi.Mal, Tancredi, consigli, e male stimi,Se vuoi che i grandi in sua licenza io lassi.Qual fora imperio il mio, s a vili ed imi,Sol Duce della plebe, io comandassi?Scettro impotente, e vergognoso impero;Se con tal legge è dato, io più nol chero.

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