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T. 1 (1771)
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136
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136 LA GERUSALEMMEXXVI.Or quivì, allor che v'è turba più folta,Pur, com è suo destin, Rinaldo accusa:E quasi acuto strale in lui rivoltaLa lingua del venen d'Averno infusa:E vicino è Rinaldo, e i detti ascolta;Nè puote l'ira omai tener più chiusa:Ma grida: menti; e addosso a lui si spinge,E nudo nella destra il ferro stringe.XXVII.Parve un tuono la voce, e 'l ferro un lampoChe di folgor cadente annunzio apporte.Tremò colui, nè vide fuga, o scampoDalla presente irreparabil morte:Pur, tutto essendo testimonio il campo,Fa sembiante d'intrepido e di forte;E 'l gran nemico attende, e 'l ferro tratto,Fermo si reca di difesa in atto.XXVIII.Quasi in quel punto mille spade ardentiFuron vedute fiammeggiar insieme;Chè varia turba di mal caute gentiD'ogn intorno v'accorre, e s'urta e preme,D'incerte voci, e di confusi accentiUn suon per l'aria si raggira e freme,Qual s'ode in riva al mare, ove confondaIl vento i suoi co' mormorii dell'onda.