Druckschrift 
T. 1 (1771)
Entstehung
Seite
135
Einzelbild herunterladen
 

CANTO QUINTO.XXIII.Al suon di queste voci arde lo sdegno,E cresce in lui quasi commossa face:Nè capendo nel cor gonfiato e pregno,Per gli occhj n'esce, e per la lingua audace.Ciò che di riprensibile e d'indegnoCrede in Rinaldo, a suo disnor, non tace:Superbo e vano il finge, e 'l suo valoreChiama temerità pazza e furore.XXIV.E quanto di magnanimo, e d'altero,E d'eccelso, e d'illustre in lui risplende,Tutto (adombrando con mal' arti il vero)Pur, come vizio sia, biasma e riprende:E ne ragiona sì, che 'I cavalieroEmulo suo, pubblico il suon n'intende.Non però sfoga l'ira, o si raffrenaQuel cieco impeto in lui, ch'a morte il mena,XXV.Chè 'l reo demon, che la sua lingua moveDi spirto in vece, e forma ogni suo detto,Fa che gl'ingiusti oltraggj ognor rinnove,Esca aggiungendo all'infiammato petto.Loco è nel campo assai capace, doveS'aduna sempre un bel drappello eletto;E quivi insieme, in torneamenti e in lotte,Rendon le membra vigorose e dotte.I iv.

35