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T. 1 (1771)
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132 LA GERUSALEMMEXIV.Onde così rispose: i gradi primiPiù meritar, che conseguir desio;Nè, purchè me la mia virtù sublimi,Di scettri altezza invidiar degg'io.Ma s'all'onor mi chiami, e che lo stimiDebito a me, non ci verrò restío:E caro esser mi dee, che mi sia mostroSì bel segno da voi del valor nostro.XV.Dunque io nol chiedo, e nol rifiuto: e quandoDuce io pur sia, sarai tu degli eletti.Allora il lascia Eustazio, e va piegandoDe' suoi compagni, al suo voler, gli affetti.Ma chiede a prova il Principe GernandoQuel grado, e bench' Armida in lui saetti,Men può nel cor superbo amor di donna,Ch'avidità d'onor che se n'indonna.XVI.Sceso Gernando è da' gran Re NorvegChe di molte provincie ebber l'impero;E le tante corone, e scettri regE del padre e degli avi il fanno altero.Altero è l'altro de' suoi propri pregPiù che dell'opre che i passati fero;Ancor che gli avi suoi cento e più lustriStati sian chiari in pace, e'n guerra illustri.