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CANTO QUINTO.XVII.Ma il barbaro Signor, che sol misuraQuanto l'oro, e 'l dominio oltre si stenda,E per se stima ogni virtute oscura,Cui titolo regal chiara non renda;Non può soffrir, che in ciò ch'egli procura,Seco di merto il cavalier contenda:E se ne cruccia sì, ch oltra ogni segnoDi ragione il trasporta ira e disdegno,XVIII.Talchè 'I maligno spirito d'Averno,Ch'in lui strada sì larga aprir si vede,Tacito in sen gli serpe, ed al governoDe' suoi pensieri lusingando siede:E qui più sempre l'ira, e l'odio internoInacerbisce, e 'l cor stimola e fiede:E fa che in mezzo all'alma ognor risuoniUna voce ch'a lui così ragioni:XIX.Teco giostra Rinaldo; or tanto valeQuel suo numero van d'antichi eroi?Narri costui, ch a te vuol farsi eguale,Le genti serve, e i tributarj suoi:Mostri gli scettri, e in dignità regaleParagoni i suoi morti ai vivi tuoi.Ah quanto osa un signor d'indegno stato;Signor, che nella serva Italia è nato!I iij
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