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CANTO QUINTO.XI.Nè mancherà qui loco, ove s'impicghiCon più lucida fama il tuo valore.Or io procurerò, se tu nol nieghi,Ch a te concedan gli altri il sommo onore.Ma perchè non so ben dove si pieghiL'irresoluto mio dubbioso core,Impetro or io da te, ch'a voglia miaO segua poscia Armida, o teco stia.XII.Qui tacque Eustazio, e questi estremi accentiNon proferì senza arrossirsi in viso:E i mal celati suoi pensieri ardentiL'altro ben vide, e mosse ad un sorriso.Ma perch' a lui colpi d'amor più lentiNon hanno il petto oltre la scorza inciso;Nè molto impaziente è di rivale,Nè la Donzella di seguir gli cale.XIII.Ben altamente ha nel pensier tenaceL'acerba morte di Dudon scolpita:E si reca a disnor, ch'Argante audaceGli soprastía lunga stagione in vita:E parte di sentire anco gli piaceQuel parlar, ch'al dovuto onor l'invita:E 'l giovinetto cor s' appaga, e godeDel dolce suon della verace lode.Iij
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