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T. 1 (1771)
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110
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110 LA GERUSALEMMEL.Ma che giovava, oimè, che del periglioVicino omai fosse presago il core;Se irresoluta in ritrovar consiglioLa mia tenera età rendea il timore?Prender fuggendo volontario esiglio,E ignuda uscir del patrio regno fuoreGrave era sì, ch'io fea minore stimaDi chiuder gli occhj, ove gli apersi in prima.LI.Temea, lassa, la morte, e non avea(Chi'l crederia?) poi di fuggirla ardire;E scoprir la mia tema anco temea,Per non affrettar l'ore al mio morire.Così inquieta e torbida traeaLa vita in un continovo martíre;Qual uom ch aspetti, che sul collo ignudoAd or ad or gli caggia il ferro crudo.LII.In tal mio stato, o fosse amica sorte,O ch a peggio mi serbi il mio destino,Un de ministri della regia corte,Che 'l Re mio padre s'allevò bambino.Mi scoperse che'l tempo alla mia morte,Dal Tiranno prescritto, era vicino;E ch'egli a quel crudele avea promessoDi porgermi il velen quel giorno stesso.

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