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T. 1 (1771)
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102 LA GERUSALEMMEXXVI.Prendi, s'esser potrà, Goffredo all'escaDe' dolci sguardi, e de' bei detti adorni;Sicch' all'uomo invaghito omai rincrescaL'incominciata guerra, e la distorni.Se ciò non puoi, gli altri più grandi adesca:Menagli in parte, ond' alcun mai non torni.Poi distingue i consiglj: alfin le dice:Per la fe, per la patria il tutto lice.XXVII.La bella Armida di sua forma altera,E de' doni del sesso e dell'etate,L' impresa prende; e in su la prima seraParte, e tiene sol vie chiuse e celate:E'n treccia, e n gonna femminile speraVincer popoli invitti, e schiere armate.Ma son del suo partir tra'l volgo, ad arte,Diverse voci poi diffuse e sparte.XXVIII.Dopo non molti dì vien la DonzellaDove spiegate i Franchi avean le tende.All' apparir della beltà novellaNasce un bisbiglio, e 'l guardo ognun v' intende;Siccome là, dove cometa o stella,Non più vista di giorno, in ciel risplende:E traggon tutti per udir chi siaSì bella peregrina, e chi l'invia.