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CANTO TERZO.XLVII.Con tutto ciò, sebben d'andar non cessa,Si volge ai Franchi, e grida: o cavalieri,Questa sanguigna spada è quella stessa,Che'l Signor vostro mi donò pur jeri:Ditegli come in uso oggi l'ho messa;Ch'udirà la novella ei volentieri:E caro esser gli dee che 'l suo bel donoSia conosciuto al paragon sì buono.XLVIII.Ditegli che vederne omai s' aspettiNelle viscere sue più certa prova:E quando d'assalirne ei non s'affretti,Verrò, non aspettato, ov'ei si trova.Irritati i Cristiani ai feri detti,Tutti ver lui già si moveano a prova;Ma con gli altri esso è già corso in sicuroSotto la guardia dell' amico muro.XLIX.I difensori a grandinar le pietreDall' alte mura in guisa incominciaro;E quasi innumerabili faretre,Tante saette agli archi ministraro;Che forza è pur, che 'l Franco stuol s' arretre:E i Saracin nella cittade entraro.Ma già Rinaldo, avendo il piè sottrattoAl giacente destrier, s'era quì tratto.F ij
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