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T. 1 (1771)
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LA GERUSALEMME42XXVI.Presa è la bella donna, e incrudelitoIl Re la danna entro un incendio a morte.Già 'I velo, e 'l casto manto è a lei rapito;Springon le molli braccia aspre ritorte.Ella si tace; e in lei non sbigottito,Ma pur commosso alquanto è il petto forte;E smarrisce il bel volto in un colore,Che non è pallidezza, ma candore.XXVII.Divulgossi il gran caso, e quivi trattoGià 'I popol s era: Olindo anco v accorse;Dubbia era la persona, e certo il fatto,Venia, che fosse la sua donna in forse.Come la bella prigioniera in attoNon pur di rea, ma di dannata ei scorse;Come i ministri al duro uficio intentiVide, precipitoso urtò le genti.XXVIII.Al Re gridò: non è, non è già reaCostei del furto, e per follia sen vanta.Non pensò, non ardì, nè far poteaDonna sola e inesperta opra cotanta.Come ingannò i custodi? e della DeaCon qual' arte involò l'immagin santa?Se'l fece, il narri. Io l'ho, Signor, furata.Ahi tanto amò la non amante amata!