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T. 1 (1771)
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e cesua deXII.er

CANTO SECONDO.XXIX.Soggiunse poscia: io là, donde riceveL'alta vostra Meschita e l'aura e 'l die;Di notte ascesi, e trapassai per breveForo, tentando inaccessibil vie.A me l'onor, la morte a me si deve;Non usurpi costei le pene mie.Mie son quelle catene, e per me questaFiamma s'accende, e 'l rogo a me s'appresta.XXX.Alza Sofronia il viso, e umanamenteCon occhj di pietade in lui rimira.A chè ne vieni, o misero innocente?Qual consiglio o furor, ti guida o tira?Non son io dunque senza te possenteA sostener ciò che d'un uom può l'ira?Ho petto anch' io ch' ad una morte credeDi bastar solo, e compagnia non chiede.XXXI.Parla così all'amante, e nol disponeSì ch'egli si disdica, o pensier mute.O spettacolo grande, ove a tenzoneSono amore e magnanima virtute!Ove la morte al vincitor si poneIn premio; e 'l mal del vinto è la salute!Ma più s'irrita il Re, quant'ella, ed essoE più costante in incolpar se stesso.

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