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T. 1 (1771)
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41
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CANTO SECONDOXXIII.Non volli far della mia gloria altruiNè pur minima parte, ella gli dice;Sol di me stessa io consapevol fui,Sol consigliera, e sola esecutrice.Dunque in te sola, ripigliò colui,Caderà l'ira mia vendicatrice.Disse ella: è giusto; esser a me conviene,Se fui sola all'onor, sola alle pene.XXIV.Quì comincia il Tiranno a risdegnarsi;Poi le dimanda: Ov'hai l'imago ascosa?Non la nascosi, a lui risponde, io l'arsi;E l'arderla stimai laudabil cosa.Così almen non potrà più violarsiPer man de miscredenti ingiuriosa.Signore, o chiedi il furto, o'l ladro chiedi;Quel non vedrai in eterno, e questo il vedi.XXV.Benchè nè furto è il mio, nè ladra io sono;Giusto è ritor ciò ch'a gran torto è tolto.Or questo udendo, in minaccevol suonoFreme il Tiranno; e'l fren dell'ira è sciolto.Non speri più di ritrovar perdonoCor pudico, alta mente, o nobil volto:E indarno Amor, contra lo sdegno crudo,Di sua vaga bellezza a lei fa scudo.