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gieriosa
CANTO PRIMO.XLVII.Quivi a lui d'improvviso una donzella,Tutta, fuor che la fronte, armata apparse.Era Pagana, e là venuta anch'ellaPer l'istessa cagion di ristorarse.Egli mirolla, ed ammirò la bellaSembianza, e d'essa si compiacque, e n arse.O maraviglia! Amor ch appena è natoGià grande vola, e già trionfa armato.XLVIII.Ella d'elmo coprissi, e se non eraCh'altri quivi arrivar, ben l'assaliva.Partì dal vinto suo la donna altera,Ch'è per necessità sol fuggitiva;Ma l'immagine sua bella e guerrieraTale ei serbò nel cor, qual'essa è viva.E sempre ha nel pensiero e l'atto e 'l loco,In che la vide, esca continua al foco.XLIX.E ben nel volto suo la gente accortaLegger potria: questi arde, e fuor di spene;Così vien sospiroso, e così portaBasse le ciglia, e di mestizia piene.Gli ottocento a cavallo, a cui fa scorta,Lasciar le piagge di campagna amene;Pompa maggior della Natura, e i colliChe vagheggia il Tirren fertili e molli.Tomo I.