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SCENA QVINTAErsilia.O sola dunque, sventurata! io solaPecco in amar allor ch'a ogn'altro lice?Odo Amor, che mi diceDa bel volto seren: porgimi il core;Lo consentono gli anni,L'esempio altrui, l'altrui consiglio il vuole;Ma s'oppone il destino, o fier destinoMa lo vieta l'onore, o crudo onore!Destin fiero, onor crudo,Non parlar si, ma non amar non possoAnzi d'amar, e di parlar m'è forza.O Elvia, Egone, o Dio!Soffiar' nella mia fiamma i detti vostri;Nè più vaglio a tener, che il bel desìo,Che ristretto è nel sen, di fuor non mostri.Dirò—ma che dirò?Forse: t'adoro tanto,Pena mia dolce, e bella?.Mai nol dirò nò, nò,Ghe vuol, ch'io taccia,E mi