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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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LE FONTI DEL CONSALVO.

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labbra insieme col bacio la voce e l’anima „); o lanovella della Lisa nel Decameronc (X, 7); o il lungoracconto della morie di Areita implorante “ gli ul-timi baci ,, dalla sua Emilia; o ima languida e grot-tesca novella dell’ Ilcplaméron della Regina di Na-varca. Si potrebbero altresi stabilire confronti conl’Olindo e Sofronia della Gerusalemme, e con la scenadi Silvia ed Ambila nel quinto atto dell ’Aminla; e ne sonostati faLli col Corsaro del Byron e con la Francescadel Pellico. Sennonché la folla medesima di codesteindicazioni rende titubanti. Davvero che, senza averl’animo intento a uno di sill'atfi modelli, il Leopardinon avrebbe potuto concepire un’azione cosi sem-plice e cosi rispondente alla situazione del suo spi-rito e alle contingenze della sua vita? Solo che traamante ed amata vi sia, comunque, disuguaglianza dicondizioni, mi pare che deliba necessariamente na-scere nell'uno la smania di conquistare col sacrifiziodella vita, complice la compassione dell’altra, unistante almeno della felicità inasseguibile.

S’intende che, ove la parte del Consalvo sarà soste-nuta da chi abbia consumato gli anni migliori sugliscrittori di Grecia e d’Italia, e ne conosca qualcunodei più famosi o di Francia o di Germania o d’In-ghilterra, pur moribondo ei s’atteggerà o parlerà inmodo da richiamare alla nostra mente or questoeroe or codesto detto. Gli emistichi di Sall’o e diTeocrito, di Virgilio ò di Catullo, del Petrarca o delTasso, del Melastasio o del Pellico, gli fioriranno sullabbro senza che quasi ei se n’ accorga. Persino aDante, che non sapeva di greco, nell’ainmirare i no-bili portamenti della giovinetta fiorentina, torna amente l’unico verso del poeta Omero che uvea po-llilo leggere in AristoLile! Immaginarsi quale divinaarmonia lo spettacolo della bellezza femminile ride-stasse nella fantasia del Leopardi ! Che, gli scrignirigurgitanti di tesori da ogni parte raccolti, non cedealla seduzione di far pompa delle gemme più pere-grine, come non raramente accade a Dante e ancheal Petrarca; ma sono esse le gemme che quasi vcu-