LA GINESTRA.
Dove s’annida e si contorce al soleLa serpe, e dove al noloCavernoso covil torna il coniglio;
Fur liete ville e cólti,
E biondeggiar di spiche, e risonaroDi muggito d’armenti;
Fur giardini e palagi,
Agli ozi de’ potenti
Gradito ospizio; e fur città famose,
Che coi torrenti suoi l’altero monteDall’ignea bocca fulminando oppresseCon gli abitanti insieme. Or tutto intornoUna ruina involve,
Dove tu.siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cieloDi dolcissimo odor mandi un profumo,Che il deserto consola. A queste piaggeVenga colui che d’innalzar con lode
II nostro stato ha in uso, e vegga quantoÈ il gener nostro in cura
All’amante natura. E la possanza
Qui con giusta misura
Anco estimar potrà dell’ uman seme,
Cui la dura nutrice, ov’ei men teme,
Con lieve moto in un momento annullaIn parte, e può con motiPoco men lievi ancor subitamenteAnnichilare in tutto.
Dipinte in queste riveSon dell’umana genteLe magnifiche sorti e progressive. 18Qui mira e qui ti specchia,
Secol superbo e sciocco,
Che il calle insino allora
Dal risorto pensier segnato innanti
Abbandonasti, e vólti addietro i passi,
Del ritornar ti vanti,
E procedere il chiami.
Al tuo pargoleggiar gl’ingegni tuttiDi cui lor sorte rea padre ti fece