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CANTI.
Ma la vita mortai, poi che la bellaGiovinezza spari, non si coloraD’altra luce giammai, nè d’altra aurora.Vedova è insino al fine; ed alla notteChe l’altre etadi oscura,
Segno poser gli Dei la sepoltura.
XXXIV.
LA GINESTRA,
0 IL FIORE DEL DESERTO.
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E gli uomini vollero piuttosto le tenebreche la luce.
Giovanni, in, 19.
Qui su l’arida schienaDel formidabil monteSterminator Vesevo,
La qual nuli’altro allegra arbor nè fiore,Tuoi cespi solitari intorno spargi,Odorata ginestra,
Contenta dei deserti. Anco ti vidiDe’ tuoi steli abbellir Ferme contradeChe cingon la cittadeLa qual fu donna de’ mortali un tempo,
E del perduto impero
Par che col grave e taciturno aspetto
Faccian fede e ricordo al passeggero.
Or ti riveggo in questo suol, di tristiLochi e dal mondo abbandonati amante,E d’afflitte fortune ognor compagna.Questi campi cosparsiDi ceneri infeconde, e ricopertiDell’impietrata lava,
Che sotto i passi al peregrin risona;