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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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CANTI.

Vanno adulando, ancora

Ch a ludibrio talora

T abbian fra. Non io

Con tal vergogna scenderò sotterra;

E ben facil ini fòra

Imitar gli altri, e vaneggiando in prova,Farmi agli orecchi tuoi cantando accetto:Ma il disprezzo piuttosto che si serraDi te nel petto mio,

Mostrato avrò quanto si possa aperto:

Benchio sappia che obblio

Preme chi troppo alletà propria increbbe.

Di questo mal, che teco

Mi fla comune, assai finor mi rido.

Libertà vai sognando, e servo a un tempoVuoi di novo il pensiero,

Sol per cui risorgemmoDalla barbarie in parte, e per cui soloSi cresce in civiltà, che sola in meglioGuida i pubblici fati.

Così ti spiacque il veroDellaspra sorte e del depresso locoChe natura ci diè. Per questo il tergoVigliaccamente rivolgesti al lumeChe il fe palese; e, fuggitivo, appelliVii chi lui segue, e soloMagnanimo colui

Che schernendo o gli altri, astuto o folle,Fin sopra gli astri il mortai grado estolle.Uom di povero stato e membra infermeChe sia dellalma generoso ed alto,

Non chiama stimaRicco dor gagliardo,

E di splendida vita o di valentePersona infra la genteNon fa risibil mostra;

Ma di forza e di tesor mendicoLascia parer senza vergogna, e nomaParlando, apertamente, e di sue coseFa stima al vero uguale.