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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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IL TRAMONTO DELLA LUNA.

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Van lombre e le sembianze

Dei dilettosi inganni; e vengon meno

Le lontane speranze,

Ove sappoggia la mortai natura.

Abbandonata, oscura

Resta la vita. In lei porgendo il guardo,

Cerca il confuso viatore invano

Del carnmin lungo che avanzar si sente

Meta o ragione; e vede

Cha lumana sede,

Esso a lei veramente è fatto estuano.

Troppo felice e lietaNostra misera sorteParve lassù, se il giovanile stato,

Dove ogni ben di mille pene è frutto,Durasse tutto della vita il corso.

Troppo mite decreto

Quel che sentenzia ogni animale a morte,Sanco mezza la viaLor non si desse in priaDella terribil morte assai più dura.

Dintelletti immortali

Degno trovato, estremo

Di lutti i mali, ritrovar gli eterni

La vecchiezza, ove fosse

Incolume il desio, la speme estinta,

Secche le fonti del piacer, le pene

Maggiori sempre, e non più dato il bene.

Voi, collinette e piagge,

Caduto lo splendor che alloccidenteInargentava della notte il velo,

Orfane ancor gran tempo

Non resterete, chè dall'altra parte

Tosto vedrete il cielo

Imbiancar novamente, e sorger lalba:

Alla qual poscia seguitando il sole,

E folgorando intornoCon sue fiamme possenti,

Di lucidi torrenti

Inonderà con voi gli eterei campi.