IL TRAMONTO DELLA LUNA.
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Van l’ombre e le sembianze
Dei dilettosi inganni; e vengon meno
Le lontane speranze,
Ove s’appoggia la mortai natura.
Abbandonata, oscura
Resta la vita. In lei porgendo il guardo,
Cerca il confuso viatore invano
Del carnmin lungo che avanzar si sente
Meta o ragione; e vede
Ch’a sé l’umana sede,
Esso a lei veramente è fatto estuano.
Troppo felice e lietaNostra misera sorteParve lassù, se il giovanile stato,
Dove ogni ben di mille pene è frutto,Durasse tutto della vita il corso.
Troppo mite decreto
Quel che sentenzia ogni animale a morte,S’anco mezza la viaLor non si desse in priaDella terribil morte assai più dura.
D’intelletti immortali
Degno trovato, estremo
Di lutti i mali, ritrovar gli eterni
La vecchiezza, ove fosse
Incolume il desio, la speme estinta,
Secche le fonti del piacer, le pene
Maggiori sempre, e non più dato il bene.
Voi, collinette e piagge,
Caduto lo splendor che all’occidenteInargentava della notte il velo,
Orfane ancor gran tempo
Non resterete, chè dall'altra parte
Tosto vedrete il cielo
Imbiancar novamente, e sorger l’alba:
Alla qual poscia seguitando il sole,
E folgorando intornoCon sue fiamme possenti,
Di lucidi torrenti
Inonderà con voi gli eterei campi.