198
CANTI.
Europa, e il mondo poserà sicuro.
E tu comincia a salutar col risoGl’ispidi genitori, o prole infante,
Eletta agli aurei di: nè ti spaurìL’innocuo nereggiar de’ cari aspetti.
Ridi, o tenera prole: a te serbatoÈ dì cotanto favellare il frutto;
Veder gioia regnar, cittadi e ville,Vecchiezza gioventù del par coniente,
E le barbe ondeggiar lunghe due spanne.
XXXIII.
IL TRAMONTO DELLA LUNA.
Quale in notte solinga,
Sovra campagne inargentate ed acque,Là 've zefiro aleggia,
E mille vaghi aspettiE ingannevoli obbiettiFingon l’ombre lontaneInfra Fonde tranquilleE rami e siepi e collinelte e ville;Giunta al confin del cielo,
Dietro Apennino od Alpe, o del TirrenoNell'infinito seno
Scende la luna; e si scolora il mondo;Spariscon Fombre, ed unaOscurità la valle e il monte imbruna;Orba la notte resta,
E cantando, con mesta melodia,L’estremo albor della fuggente luce,Che dianzi gli fu duce,
Salutaci carrettier dalla sua via;
Tal si dilegua, e taleLascia l’età mortaleLa giovinezza. In fuga