CANTI.
Ed ossa sei: la vista
Vituperosa e trista un sasso asconde.
Cosi riduce il fato
Qual sembianza fra noi parve più vivaImmagine del ciel. Misterio eternoDell’esser nostro. Oggi d’eccelsi immensiPensieri e sensi inenarrabil fonte,
Beltà grandeggia, e pare,
Quale splendor vibrato
Da natura immortai su queste arene,
Di sovrumani fati,
Di fortunati regni e d’aurei mondiSegno e sicura speneDare al mortale stato:
Diman, per lieve forza,
Sozzo a vedere, abominoso, abbiettoDivien quel che fu dianziQuasi angelico aspetto,
E dalle menti insiemeQuel che da lui movevaAmmirabil concetto, si dilegua.
Desiderii infinitiE visioni altereCrea nel vago pensiere,
Per naturai virtù, dotto concento;
Onde per mar delizioso, arcanoErra lo spirto umano,
Quasi come a diportoArdito notator per l'oceano:
Mà se un discorde accento
Fere l’orecchio, in nulla
Torna quel paradiso in un momento.
Natura umana, or come,
Se frale in tutto e vile,
Se polve ed ombra sei, tant’alto senti?
Se in parte anco gentile,
Come i piu degni tuoi moti e pensieri
Son così di leggeri
Da si basse cagioni e-desti e spenti?