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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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AMORE E MORTE.

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La gente morta al sempiterno obblio,

Con più sospiri ardenti

Dallimo petto invidiò colui

Che tra gli spenti ad abitar sen giva.

Fin la negletta plebe,

Luom della villa, ignaroDogni virtù che da saper deriva,

Fin la donzella timidetta e schiva,

Che già di morte al nomeSentì rizzar le chiome,

Osa alla tomba, alle funeree bendeFermar lo sguardo di costanza pieno,Osa ferro e velenoMeditar lungamente,

E nellindotta menteLa gentilezza del morir comprende.Tanto alla morte inclinaD'amor la disciplina. Anco sovente,

A tal venuto il gran travaglio internoChe sostener noi può forza mortale,

O cede il corpo frale

Ai terribili moti, e in questa forma

Pel fraterno poter Morte prevale;

0 così sprona Amor nel profondo,

Che da se stessi il villanello ignaro,

La tenera donzella

Con la man violenta

Pongon le membra giovanili in terra.

Ride ai lor casi il mondo,

A cui pace e vecchiezza il ciel consenta.

Ai fervidi, ai felici,

Agli animosi ingegni

Luno o laltro di voi conceda il fato,

Dolci signori, amici

Allumana famiglia,

Al cui poter nessun poter somigliaNellimmenso universo, e non lavanza,Se non quella del fato, altra possanza.

E tu, cui già dal cominciar degli anniSempre onorata invoco,