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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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CANTI. .

Chi daltrui danni si conforta, e pensaCon far misero altrui far men tristo,

Si che nocendo usar procaccia il tempo.

E chi virtude o sapienza ed artiPerseguitando; e chi la propria genteConculcando e lestrane, o di remotiLidi turbando la quiete anticaCol mercalar, con l'armi, e con le frodi,La destinata sua vita consuma.

Te più mite desio, cura più dolceRegge nel fior di gioventù, nel belloAprii degli anni, altrui giocondo e primoDono del ciel, ma grave, amaro, infestoA chi patria non ha. Te punge e moveStudio de carmi e di ritrai' parlando11 bel che raro e scarso e fuggitivoAppai nel mondo, e quel che, più benignaDi natura e del ciel, fecondamenteA noi la vaga fantasia produce,

E il nostro proprio error. Ben mille volteFortunato colui che la caducaVirtù del caro immaginar non perdePer volger danni; a cui serbare eternaLa gioventù del cor diedero i fati;

Clic nella ferma e nella stanca etade,

Cosi come solea nelletà verde,

In suo chiuso pensier natura abbella,Morte, deserto avviva. A te concedaTanta ventura il ciel; ti faccia un tempoLa favilla che il petto oggi ti scalda,

Di poesia canuto amante. Io tuttiDella prima stagione i dolci inganniMancar già sento, e dileguar dagli occhiLe dilettose immagini, che tantoAmai, che sempre inflno allora estremaMi fieno, a ricordar, bramate e piante.

Or quando al tutto irrigidito e freddoQuesto petto sarà, degli aprichiCampi il sereno e solitario riso,

degli augelli mattutini il canto