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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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AL CONTE CARLO PEPOLL

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Non di greggi dovizia, o pingui campi,

Non aula puole e non purpureo mantoSoLtrar lumana prole. Or saltri, a sdegno1 vóli anni prendendo, e la supernaLuce odiando, l'omicida mano,

1 tardi fati a prevenir condotto,

In se stesso non torce ; al duro morsoDella brama insanabile che invanoFelicità richiede, esso da tuttiLati cercando, mille inefficaciMedicine procaccia, onde quelLunaCui natura apprestò, mal si compensa.

Lui delle vesti e delle chiome i) cultoE degli atti e dei passi, e i vani studiDi cocchi e di cavalli, e le frequentiSale, e le piazze romorose, e gli orti,

Lui giochi e cene e invidiate danzeTengon la notte e il giorno; a lui dal labbroMai non si parte il riso, ahi, ma nel petto,Nellimo petto, grave, salda, immotaCome colonna adamantina, siedeNoia immortale, incontro a cui non puoleVigor di giovanezza, e non la crollaDolce parola di rosalo labbro,

E non lo sguardo tenero, tremante,

Di due nere pupille, il caro sguardo,

La più degna del ciel cosa mortale.

Altri, quasi a fuggir vólto la tristaUmana sorte, in cangiar terre e climiLetà spendendo, e mari e poggi errando,Tutto lorbe trascorre, ogni confineDegli spazi che alluom neglinfinitiCampi del tutto la natura aperse,Peregrinando aggiunge. Ahi ahi, sassideSu balte prue la negra cura, e sottoOgni clima, ogni ciel, si chiama indarnoFelicità, vive tristezza e regna.

Havvi chi le crudeli opre di marieSi elegge a passar lore, e nel fraternoSangue la man tinge per ozio; ed havvi