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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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v. »*»

AL CONTE CARLO PEPOLI.

Di primavera, per colli e piaggeSotto limpido ciel tacita lunaGommoverammi il cor; quando mi fiaOgni beltate o di natura o darte,

Fatta inanime e muta; ogni alto senso,Ogni tenero affetto, ignoto e strano;

Del mio solo conforto allor mendico,

Altri studi men dolci, in chio ripongaL'ingrato avanzo della ferrea vita,Eleggerò. Lacerbo vero, i ciechiDestini investigar delle mortaliE delleterne cose ; a che prodotta,

A che daffanni e di miserie carcaLumana stirpe; a quale ultimo intentoLei spinga il fato e la natura; a cuiTanto nostro dolor diletti o giovi;

Con quali ordini e leggi, a che si volvaQuesto arcano universo; il qual di lodeColmano i saggi, io dammirar son pago.

In questo specolar gli ozi traendoVerrò: che conosciuto, ancor che tristo,Ha suoi diletti il vero. E se del veroRagionando talor, fieno alle gentiO mal grati i miei detti o non intesi,Non mi dorrò, chè già del tutto il vagoDesio di gloria antico in me fia spento:Vana Diva non pur, ma di fortunaPI del fato e damor, Diva più cieca.

XX.

IL RISORGIMENTO.

Credei chai tutto fosseroIn me, sul fior degli anni,Mancati i dolci affanniDella mia prima età: