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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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CANTI.

Giunger mai non potria, ben si convieneOzioso nomar. La schiera industreCui franger glebe o curar piante e greggiVede lalba tranquilla e vede il vespro,

Se oziosa dirai, da che sua vitafi per campar la vita, e per solaLa vita alluom non ha pregio nessuno,

Dritto e vero dirai. Le notti e i giorniTragge in ozio il nocchiero; ozio il perenneSudar nelle officine, ozio le veggliieSon de guerrieri e il perigliar neHarmi ;fi il mercatante avaro in ozio vive:

Che non a, non ad altrui, la bellaFelicità, cui solo agogna e cercaLa natura mortai, veruno acquistaPer cura o per sudor, vegghia o periglio.

Pur allaspro desire onde i mortali

Già sempre infìn dal di che il mondo nacque

Desser beali sospirerò indarno,

Di medicina in loco apparecchiateNella vita infelice avea naturaNecessità diverse, a cui non senzaOpra e pensier si provvedesse, e pieno,

Poi che lieto non può, corresse il giornoAllumana famìglia; onde agitatoE confuso il desio, men loco avesseAl travagliarne il cor. Cosi de brutiLa progenie infinita, a cui pur solo,

men vano che a noi, vive nel pettoDesio desser beati; a quello intentaChe a lor vita è meslier, di noi men tristoCondur si scopre e men gravoso il tempo,

la lentezza accagionar dellore.

Ma noi, che il viver nostro allaltrui manoProvveder commettiamo, una più graveNecessità, cui provveder non puoteAltri che noi, già senza tedio e penaNon adempiali! : necessitate, io dico,

Di consumar la vita: improba, invittaNecessità, cui non tesoro accolto,