NELLE NOZZE DELLA SORELLA PAOLINA.
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Spandea le negre chiomeSul corpo esangue e nudoQuando e’ reddia nel conservato scudo.Virginia, a te la molleGota molcea con le celesti ditaBeltade onnipossente, e degli alteriDisdegni tuoi si sconsolava il folleSignor di Roma. Eri pur vaga, ed eriNella stagion ch’ai dolci sogni invita,
Quando il rozzo paterno acciar ti ruppe11 bianchissimo petto,
E all’Èrebo scendestiVolonterosa. A me disfiori e sciogliaVecchiezza i membri, o padre; a me s’appresti,Dicea, la tomba, anzi che l’empio lettoDel tiranno m’accoglia.
E se pur vita e lena
Roma avrà dal mio sangue, e tu mi svena.
0 generosa, ancora
Che più bello a’ tuoi di splendesse il SoleCh’oggi non fa, pur consolata e pagaÈ quella tomba cui di pianto onoraL’alma terra nativa. Ecco alla vagaTua spoglia intorno la romulea proleDi nova ira sfavilla. Ecco di polveLorda il tiranno i crini;
E libertade avvampaGli obbliviosi petti; e nella domaTerra il marte latino arduo s’accampaDal buio polo ai torridi confini.
Così l’eterna RomaIn duri ozi sepolta
Femmineo fato avviva un’altra volta.