CANTI.
Dell’umana progenie al dolce raggioDelle pupille vostre il ferro e il focoDomar fu dato. A senno vostro il saggioE il forte adopra e pensa; e quanto il giornoGol divo carro accerchia, a voi s’inchina.Ragion di nostra etateIo chieggo a voi. La santaFiamma di gioventù dunque si spegnePer vostra mano ? attenuata e frantaDa voi nostra natura? e le assonnateMenti, e le voglie indegne,
E di nervi e di polpe
Scemo il valor natio, son vostre colpe?
Ad atti egregi è sproneAmor, chi ben l’estima, e d’alto affettoMaestra è la beltà. D'amor digiunaSiede l’alma di quello a cui nel pettoNon si rallegra il cor quando a tenzoneScendono i venti, e quando nembi adunaL’olimpo, efiede le montagne il romboDella procella. 0 spose,
O verginette, a voi
Chi de’ perigli è schivo, e quei che indegnoÈ della patria e che sue brame e suoiVolgari affetti in basso loco pose,
Odio mova e disdegno;
Se nel femmineo coreD’uomini ardea, non di fanciulle, amore.Madri d’imbelle prole
V’incresca esser nomate. I danni e il piantoDella virtude a tollerar s’avvezziLa stirpe vostra, e quel che pregia e coleLa vergognosa età, condanni o sprezzi;Cresca alla patria, e gli alti gesti, e quantoAgli avi suoi deggia la terra impari.
Qual de’ vetusti eroi
Tra le memorie e il grido
Crescean di Sparta i figli al greco nome;
Finché la sposa giovanetta il fido
Brando cingeva al caro lato, e poi