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[2] (1715) Sin' al 1688
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y 66 LIBRO

168 y alcri > c tutti per ultimo dal Ja Cavalleria. Al primo urto caecía-ti in fuga gliSchiavoni, die guardavano i ripari eíleriori, feceroogni sforzo per impadronirfene. Ma ha vendo incontrata una pa-lizzata fuori del folio, travagíiarono inútilmente per romperla,Gli Officiali s e Soldati del Ridotto , ch’erano due CompagnieVenetiane , facendofuoco continuo , trattennero il lor impeto,c già movendofi il Battaglione di Malta col fuoStendardo, s’eraavanzato alfolio per íortire dalle linee y & urtar per flancoi Bar-bari r Ma temendo il Co: di S. Paul d r un’aItro attacco, non con-fentiche íorciísc, dicendo di voler riíerbare quefto corpo fceltoper Jaíicurezza deltelince. Sicontentó íoio di fervirír d'una par-re de’ fuoi Granatiori , ch’occuparono la diritta del pollo avan-zato ? e diftaccó i PapaFini alia íiniílra per cogíier iNemiciinmezo: Onde fecondando queíli il coraggio de’ JoroCapitaniOrfelli, c Montevecchjj vi fécero tal impreílione, che non fo-famente li coílriníero a volcar le ípalle, ma feguendoli fin den-tro i Jor ripari, ne fecero ftraggc qua ir uguale a quella della gior-natade’ 24., afportandone diverjo, arme, ebandiere.

Chiufe it mefe di Lugüo Tarrivo di 2. Vafcelli con 300. Dra-goni, ch’era il reflo della leva del Mardi, di Courbon 5 e venneegli all’hora infierne col Con te d’Orne Dane fe, .e col Co:di Fe-nelon Francefe , &altri 20. Gentilhuomrni Volontarii. In con-‘ Tatenir* ferva di detti Vafcelli venne una Palandra fabricata in Venetiaa ^ >u ^° di quelle di Francia per tirar bombe con d ue mortari añuta da prua, e l’indimani che fu il primo d’Agoíto fu collocata verfo laVeneua. punta délia Città , che termina in mare , e comincio a berfa-gíiare quella parte dove i Nemici non erano flati per anco molc-ßati T

Scorreva avanti il tempo, e s’accrefcevano I’oflfefe alía Piazza ÿma non migüorava di conditione i’afsedio. la pcifiílenzadelCampo Ottomano rendeva coílanti gli Afsediati ; né lcnza kfcacciata di quelli potevafpcrarfi la foggettione di quefti - Anzi iltempo fi faceva a’noítri pmdannoíb, logorando ogni di piú leforze, & abbattendo gli ípiriti. Era per ció necefsario di prontarííolutione per non veder andar in rovina le cofc, o perder al me-no coll’abbandono ddl’imprefa il frutto defíe palíate faticlie. Pe-ro fir novamente trattato da’ Comandantidr terra d’attaccarilNemico nelle proprie trinciere con una fortita di 4. in 5. milshuomini, fperando di porlo in rotta, e confufionefenza mofeoriíchio, & itnpegno del noílro Campo, ufandofi precautione, e

rilerva.