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5 (1798)
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T R A D U T T OR E. 26?

avcffe prefo la canfora, ne rigettò la muffirti &parte non fcio/ta infieme coli' acqua . QuandocgH ftava coli» tefta fopra il catino, in cui reca-va , fentiVa fortemente l'odor della canfora; eciò gli richiamò alla mente d'averla préfa ; manon fapeva però come, ne quando. Ceflato ilvomito, il Montò gli fece prendere il fucco ditre iimoni e melarancie \ ma ciò non gli produf-fe alcun effetto. Intanto cominciò lentamente aconofeer meglio gli oggetti d'intorno, ed a ri-cordarli del paffuto ; ma però di mano in mano,che fi andava ricordando le cofe , quelle idee locolpivano per modo, come foflfero (tate tuttenuove per lui ; e dopo che tornò a conofeereognuno della fua famiglia, pur non fapeva racca-pizzare punto I' ufo dei mobili della fua propriailanza ; talché ogni oggetto gli fembrava affattonuovo, come s'egli foffe nato in quel punto.Fu prefo allora da un dolor di capo molto fie-ro , che lo tenne incomodato tutta quella fera,Fra le cinque, e le fei ore s'alzò, e bevette unpo'di, ed il fucco di alquanti limoni, e me-larancie coli' acqua . Lo ftordirnento, il mormo-rio nell' orecchie, l' ecceflìvo calore , il tremitos'erano notabilmente mitigati, ma non però cef-fati del tutto. Alle fette ore il polio dalle centobattute per minuto era ridotto alle ottanta . Ap-plicatoli allora un termometro allo ftomaco, ilmercurio un' ora dopo s' alzò due gradi fopraquello indicante il calor del fangue. Fra le ottoe le nove fentendofi ancora molto agitato,ne tornò a letto, ove fu fubito prefo da unfanno placido, e tranquillo, nel quale durò finoalla mattina vegnente. Allo fvegliarfi fi trovòquafi libero dal dolor di capo, ma vi refiava an-cora un po'di confusone . Indi a qualche tempofi /enti bifogno di fcaricarfì il ventre , ma provouna così grande ftitichezza , che non ne ebbe

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