T R A D U T T OR E. 26?
avcffe prefo la canfora, ne rigettò la muffirti &parte non fcio/ta infieme coli' acqua . QuandocgH ftava coli» tefta fopra il catino, in cui reca-va , fentiVa fortemente l'odor della canfora; eciò gli richiamò alla mente d'averla préfa ; manon fapeva però come, ne quando. Ceflato ilvomito, il Montò gli fece prendere il fucco ditre iimoni e melarancie \ ma ciò non gli produf-fe alcun effetto. Intanto cominciò lentamente aconofeer meglio gli oggetti d'intorno, ed a ri-cordarli del paffuto ; ma però di mano in mano,che fi andava ricordando le cofe , quelle idee locolpivano per modo, come fé foflfero (tate tuttenuove per lui ; e dopo che tornò a conofeereognuno della fua famiglia, pur non fapeva racca-pizzare punto I' ufo dei mobili della fua propriailanza ; talché ogni oggetto gli fembrava affattonuovo, come s'egli foffe nato in quel punto.Fu prefo allora da un dolor di capo molto fie-ro , che lo tenne incomodato tutta quella fera,Fra le cinque, e le fei ore s'alzò, e bevette unpo'di tè, ed il fucco di alquanti limoni, e me-larancie coli' acqua . Lo ftordirnento, il mormo-rio nell' orecchie, l' ecceflìvo calore , il tremitos'erano notabilmente mitigati, ma non però cef-fati del tutto. Alle fette ore il polio dalle centobattute per minuto era ridotto alle ottanta . Ap-plicatoli allora un termometro allo ftomaco, ilmercurio un' ora dopo s' alzò due gradi fopraquello indicante il calor del fangue. Fra le ottoe le nove fentendofi ancora molto agitato, féne tornò a letto, ove fu fubito prefo da unfanno placido, e tranquillo, nel quale durò finoalla mattina vegnente. Allo fvegliarfi fi trovòquafi libero dal dolor di capo, ma vi refiava an-cora un po'di confusone . Indi a qualche tempofi /enti bifogno di fcaricarfì il ventre , ma provouna così grande ftitichezza , che non ne ebbe
sui