264profitto nella pittura, ma restò an-ch'esso col padre estinto nel 1657.dal contagio. Soprani fol. 201.GIO: ANDREA CASTELLI Bolognesescolaro del Dentone, imparò la qua-dratura, e servendogli di figuristaFrancesco Carbone, si fece largo so-pra vasti muri in pubblico, ed inprivato nella sua, ed in altre Città:fiorì nel 1625. Masini fol. 625.GIO: ANDREA CARLONI figlio di Tad-deo Scultore imparò in Genova daPietro Sort, splendore dei SanesiPittori; questo s'educò sì bene neldisegno, che superò tutti i suoicompagni; mancandogli poi l'ama-to Maestro, andò a Roma per ricercare maggiore persezione da quel-le famose pitture, e dalle statueantiche. Passò a Firenze nella stan-za del Passignano, e superò i com-pagni, a olio, e a fresco. Ritorna-to alla patria perfetto, franco, ederudito, ben veduto, e benigna-mente accolto da i professori, inparticolare da Bernardo CastelliPittore, che diedegli per moglie Er-silla sua figlia. S'affollavano intan-to le commissioni, quando l'anno1630. fu impegnato a partire perMilano a dipignere la Chiesa diS. Antonio, Padri Teatini, la qua-le avendo compiuta la metà, gra-vemente infermato morì, e fu indetta Chiesa sepolto: l'opera poi laterminò Gio: Battista suo fratello.Soprani fol. 113.GIO: ANDREA DONDUCCI, detto ilMastelletta dall'arte del padre, chefaceva Mastelli; nacque in Bolognanel 1575. anno in cui uscì alla lu-ce Guido Reni tutto dolcezza, epazienza nel dipignere, e questitutto fuoco, e prestezza nelle riso-luzioni, onde soleva dire Guidoessere nato meno Pittore del Ma-stelletta. Appoggiato ai Carraccisino da principio ammirarono, e lo-darono quella formidabile celeritànei copiosi pensieri, e colorito fur-
besco cacciando tutto in ombra,o per iscansare difficultà, o per nonrendere conto dell'esattezza dei con-torni. Nei paesi poi su luminoso,brillante, ed ameno, introducendo-vi spiritose figurine in danze, inviaggi, ai mercati, in riposi, e con-viti. Fu moderato nei prezzi, lon-tano dalle lodi, di natura solitario,abitò gran tempo in campagna, do-ve in un pranso quasi avvelenatorimase. Per la sicurezza della suavita si ritirò nei Padri di S. Fran-cesco, vestito da Oblato, ma pre-gato dal Guardiano a comparire inrefettorio con gli altri, se ne fug-gì, ed ebbe benigno ricetto nei Pa-dri Canonici Regolari di S. Salva-tore, dai quali pure partendo, ri-dotto in ultima vecchiaja, e mise-ria, in casa d'un suo lontano pa-rente terminò la vita. Malvasia p.4.fol. 93.GIO: ANDREA FERRARI nacque in Ge-nova di famiglia qualificata; dallanatura disposto al disegno lo impa-rò da Bernardo Castello, poi si a-vanzò nella pittura sotto le direzio-ni di Bernardo Strozzi, detto il Pre-te Genovese, e diede tante provedelli suoi pennelli, che sto per di-re non esservi Chiesa, Palagio, ocasa privata, entro, e fuori di Ge-nova, che non goda qualche di-pinto di questo degno, gentile, eduniversale Pittore, che nelle storie,nei paesi, nei fiori, nei frutti, ne-gli animali, nelle figure picciole,e grandi toccò sempre le mete d'unasingolare perfezione. Per liberarsidagl'impegni di prender moglie, edi vivere libero all'operare, vestil'abito Chericale, e sebbene fu tra-vagliato dalla podagra, e dalla chi-ragra fu sempre instancabile nell'operare. Cessò di vivere nella suaetà di 70. anni nel dì 25. Decem-bre 1659. Soprani fol. 255. Un altroGio: Andrea Ferrari sta registratoin Orazio FerrariGio: