LIBRO SESTO.O pietà non piu vista, o fede antica,O virtù senza pari! E qual ne l'armiSarà? Chi sosterrà l'incontro suo?Pedone, o cavalier, ch'armato in giostra,O pur nel campo il suo nemico assalga?Miserabil fanciullo! Così morteTe non vincesse, come invitto foraIl tuo valore, e come tu MarcelloNon men de l'altro, eroica virtute,E piu ſplendore, e piu fortuna avreſti.Datemi a piene mani, ond'io di giglj,E di purpurei fiori un nembo sparga:Chè se ben contra al gia fisso destinoM'adopro invano; almen con questi doniL'ombra d'un tanto mio nipote onori.Dopo ciò detto per gli aerei campiVagando a parte a parte, e l'ombre, e i lochiGli mostrò, l'invaghì, tutto d'amoreDe la futura gloria il cor gli accese.Indi le guerre, e le fortune sue,D'Italia, di Laurento, e di LatinoLa figlia, il regno, i popoli, e lo statoTutto gli rivelò. D'ogni suo affanno(Come a fuggir, come a soffrir l'avesse)Tomo Primo.X
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