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1 (1760) (1760)
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304
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304 DELL'ENEIDESospese al vento, altre ne l'acqua immerse,Ed altre al foco raffinate, ed arse.Chè quale è di ciascuna il genio, e'l fallo;Tale è'l castigo. Indi a venir n'è datoNe gli ampj elisj campi. E poche siamo,Cui licto soggiorno si destini.Qui stiamo in fin che'l tempo a ciò prescrittoD'ogni immondizia ne forbisca, e terga,, ch'a nitida fiamma, a semplice aura,A puro eterio senso ne riduca.Queſt' alme tutte, poiche di mill'anniAn volto il giro, alfin son qui chiamateDi lete al fiume, en quella riva fannoQual tu vedi colà, turba, e concorso.Dio le vi chiama, acciò ch'ivi depostoOgni ricordo; men de' corpi schive,E piu vaghe di vita, un'altra voltaTornin di sopra a riveder le stelle.Ciò detto: Anchise a quelle genti in mezzoCondusse il figlio, e la Sibilla insieme.E prese un colle, ove le schiere tutteSiccome ne venian di mano in manoAvea d'incontro, e le scorgea nel volto.Or qui ti mostrerò, soggiunse Anchise,Quanta

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