LIBRO SESTO.Per te, per te veder qua giu m'ha tratto.E di sopra fin qui salvo a la rivaDel mar tirreno il mio navile è sorto.Or dammi, padre mio, dammi ch'io giungaLa mia con la tua destra, e grazia fammi,Che di vederti, e di parlarti io goda.Mentre così dicea, di largo piantoRigava il volto, e distendea le palme.E tre volte abbracciandolo; altrettante(Come vento stringesse, o fumo, o sognoSe ne tornò con le man vote al petto.Intanto Enea per entro a la gran valleVide scevra da l'altre una foresta,I cui rami sonar da lunge udiva.A piè di questa era di Lete il rio,Ch'a i dilettosi, e fortunati campiCorrea d'avanti, e piene avea le ripèDi genti innumerabili, ch'intornoA caterve aliando, ivano in guisa,Che fan le pecchie a' chiari giorni estivi;Quando di fior' in fior, di giglio in giglioSi van poſando, e per l'apriche piaggieDolcemente ronzando. Enea che nullaDi ciò sapea; di subito stupore
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