DELL'ENEIDE290Io dentro a la mia camera (infelice)Mi ritrovai sol quella notte; e stancoDi tante che n'avea, con tanti affanniVegghiate avanti, un tal prendea riposo,Ch'a morte piu ch'a ſonno era ſimìle.Fece la buona moglie ogn'arme in tantoSgombrar di caſa; e la mia fida ſpadaMi sottrasse dal capo. Indi la portaAperse, e Menelao dentro v'accolse:Così sperando un prezioso donoFare al marito, e de' suoi falli antichiRiportar venia. Che piu dico? BastaCh'entrar là v'io dormìa. E con essi eraPer consultore Ulisse. O Dii se giustoE'l priego mio, ricompensate voiDi quest'opere i greci. E tu che vivoSei qui, dimmi a rincontro il caso, o'l fato,O l'errore, o'l precetto de gli Dei,O qual'altra fortuna t'ha condottoOve il sol mai non entra, e bujo è sempre.Così tra lor parlando, e rispondendo,Avea gia'l sol del suo cerchio diurnoVarcato il mezzo; e l'avria forse intero,Se non che la Sibilla rampognando
EBR