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1 (1760) (1760)
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III.

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LIBRO QUINTO.Sacrificj, e conviti: e'l mare, e i ventiEran placidi, e queti. Austro soventeSpirando, in alto i lor legni invitava;Quando un pianto dirotto per lo litoLevossi, un condolersi, un' abbracciarsi,Che tutto'l dì durò, tutta la notte;Le meschinelle donne, e quelli stessi,Cui dianzi ſpaventoſa era la faccia,E'l nume intollerabile del mare;Voglion di nuovo ogni marin disagioSoffrire, e de l'essiglio ogni fatica.Ma gli racqueta, e gli consola EneaCon dolci modi, e lagrimando al fineDa lor ſi parte: ed al ſuo caro AcesteQuanto può caramente gli accomanda.Poscia fatta al grand'Erice in su'l litoDi tre giuvenchi offerta, e d'una agnellaA le tempeste: si rimbarca, e scioglie.Ed ei stesso altamente in su la prodaCinto il capo d'oliva, una gran tazzaIn man si reca: e di lenèo liquoreE di viscere sacre il mare asperge.Sorgea da poppa il vento: e le sals'onde

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