244 DELL'ENEIDEUn lento fumo; e penetrava i fondiSì, ch'ogni forza, ogni argomento umano,E'l mare stesso, che da tante gentiSopra gli si versava, erano in vano.Squarciossi Enea da gli omeri la vesteCh'avea lugubre: e da' celeſti aitaChiedendo, al ciel volſe le palme, e diſſe:Onnipotente Giove, ſe de' teucriAncor non t'è senza riservo in iraLa gente tutta; e ſe (qual ſei) pietoſoMiri a gli umani affanni; a tanto incendioRitogli, padre, 1 male addotti legni.Ritogli a morte queste poche afflitteReliquie de'trojani. O quel che resta,Tu col tuo proprio telo, e di tua mano(Se tale è'l merto mio) folgora, e spegni.Ciò disse a pena, che da torbidi austri,E da nera tempesta il cielo involtoIn disusata pioggia si converse.Tremaro i campi: si crollaro i montiAl ſuon de' tuoni: a cataratte aperteTraboccar da le nubi i nembi, e i fiumi.Così sotto dal mar, sovra dal cielo
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