LIBRO QUINTO.E trapassolla: chè la sua gran mole,E'l perduto nocchier la fea piu tarda.Sol restava Cloanto. E verso luiAffilandosi al fin quasi del corsoCon ogni sforzo il segue, e gia l'incalza.Levossi al cielo un'altra volta il gridoDel favor, che facca la gente tutta,Perche i secondi divenisser primi.Quegli caccia lo sdegno, e la vergognaDi non tenere il conseguito onore,Che la gloria antepongono a la vita.Questi il successo inanima, e la spemeDi ciò poter, poiche altrui par che possano.S'eran gia presso, e pareggiati i rostri,Del pari i premj avrian forse ottenuti:Se non ch'ambe le mani al cielo alzandoCotal fece a gli Dei Cloanto un voto:Santi numi del pelago, ch'io corro,Se'l corso agevolate al legno mio;Nel medesimo lito un bianco toroLieto consacrerovvi, e de l'opìmeSue viscere, e di vin limpido, e puroL'arena spargerovvi, e l'onde salse.Furon da l'imo fondo i preghi uditi
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