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1 (1760) (1760)
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209
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LIBRO QUINTO.Se'n gìo divincolando, e quasi un' IriA sole avverso scintillò d'intornoMille varj color di luce, e d'oro.Stupissi Enea di cotal vista: e l'angueDi lungo tratto infra le mense, e l'areOnd' era uscito al fin si ricondusse.Rinovellò gl'incominciati onoriIl frigio duce; del serpente incerto,Se del loco era il genio, o pur del padre,Sergente, o messo. E com'era uso antico,Cinque pecore elette, e cinque porci,Con cinque di morello il tergo aspersiGrassi giuvenchi, anzi a la tomba occise.Nuove tazze versando, e nuovamenteFin d'Acheronte richiamando il nome,E l'anima d'Anchise. Indi i compagniCiascun secondo la sua possa offrendo,Lieti colmar di doni i santi altari.Altri di lor le vittime immolaro:Altri cibi ne fero: e tutti insiemeSu'l verde prato a convivar si diero.Era gia'l nono destinato giornoSereno e lieto a l'oriente apparso,E gia la vaga fama, e'l chiaro nomeTomo Primo.

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